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Quando ti appresti a pensare, o a ripensare, alla tua identità visiva spesso ti rendi conto che non ti soddisfa più, che hai voglia di rinnovare, partendo proprio dal logo. Sia si tratti della creazione di un nuovo logo o di un’azione di rebranding il percorso precedente è fondamentale. I punti chiave di questo tragitto sono stati spiegati in modo esaustivo in questo articolo di Giuliana Laurita per CpiuB che ti consiglio di leggere per immergerti nella complessità di questo processo. I passi che evidenzia sono i seguenti:

  • capiamo chi siamo;
  • a chi ci rivolgiamo;
  • che cosa offriamo;
  • che cosa ci differenzia dagli altri.

Una volta che abbiamo affrontato questi step puoi iniziare a pensare in modo attivo al tuo ‘nuovo’ logo, quindi che cosa devi chiedere al visual designer? Questa vuole essere una guida in modo che tu possa:

  • confrontare i diversi preventivi che richiederai;
  • valutare la professionalità delle persone a cui li hai richiesti;
  • aiutarti a scegliere la soluzione migliore per te.

 

I formati

Quando ti verrà fornito il logo, che può essere composto da una scritta [logotipo] o da una scritta più un’icona, dovrà essere declinato nei formati più diffusi: 

  • formato vettoriale, che è quello preferito dai grafici perché essendo lavorato in tracciati e non in pixel può essere ingrandito in modo 'scalabile', il formato vettoriale è ad esempio un formato di Adobe Illustrator (.ai), oppure un .pdf o .eps se generati direttamente da un programma di grafica vettoriale;
  • formati raster, sono tutti quei formati in cui l'immagine è composta da pixel e i formati più comuni sono jpg, png, tiff.

 

Le forme

La regola principale di un logo è la leggibilità, vuol dire che un logo dev'essere leggibile nelle dimensioni più disparate dal biglietto da visita al manifesto pubblicitario 6x3. 

Può capitare che durante la fase di progettazione il logo assuma uno sviluppo orizzontale così spinto da renderlo difficilmente leggibile su alcune applicazioni, ad esempio l'immagine della pagina Facebook. Per cui al logo primario che verrà utilizzato con maggiore frequenza su tutti i nostri strumenti cartacei (biglietti da visita, brochure ecc.) e digitali (sito internet, blog ecc) se ne possono aggiungere alcune varianti che rileggano gli elementi e ne organizzino gli equilibri in modo più compatto senza perdere l'identità dello stesso.

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I colori

La palette cromatica di un logo è molto importante, per noi il 'Less is more' è quasi un mantra, per cui di solito utilizziamo dai due massimo tre colori mentre progettiamo un logo.  Nello sviluppare l'identità visiva del nostro committente e nella definizione degli strumenti oltre ai colori del brand usiamo dei colori secondari che siano di sostegno alla comunicazione, la rendano dinamica e piacevole.

A un colore.
Il logo ti dovrà essere fornito anche a un colore, probabilmente ti chiederai perché? Se il mio designer di fiducia ha scelto dei colori così belli perché deve fornirmelo anche a un colore, probabilmente nero? I loghi vengono utilizzati nei contesti più diversi ti faccio due esempi pratici: sono una piccola azienda di produzione e devo inserire il mio logo nel gestionale, che mal sopporta sfumature e campiture cromatiche in contrasto. 
Oppure sono un hotel e tutti gli addetti hanno delle divise in cui il logo è ricamato, in quel caso il mio logo viene costruito dal gioco cromatico del filo ma il file che devo fornire al ricamatore dev'essere il più semplice possibile, per cui a un colore.

In negativo.
Il logo scelto dovrà essere consegnato, oltre che a colori, anche in negativo e cioè dovrà essere studiato per essere leggibile anche su un fondo scuro. Anche in questo caso le motivazioni sono funzionali, perché non potrò essere sempre sicuro dove il mio logo sarà posizionato, ad esempio se attivo una partnership con un'altra attività non potrò avere il polso della situazione su tutti gli strumenti che verranno prodotti soprattutto se la mia attività è piccola e non ho delle attività dedicate alla gestione del brand.

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I profili colore

I loghi devono essere forniti dal designer nei vari profili colore, qui indichiamo i più comuni e quelli che dovresti sicuramente richiedere al tuo progettista:

  • Pantone è un sistema di codifica dei colori impiegato in grafica, in editoria e in tipografia. Il logo potrà avere quindi uno, due, tre colori Pantone questo serve a facilitare la stampa perché lo stampatore avrà sicuramente un riferimento preciso nel momento in cui 'andrà in macchina';
  • Quadricromia sono i 4 inchiostri (Ciano, Magenta, Giallo e Nero) che vengono miscelati in stampa per generare tutti i colori.
  • RGB è il più diffuso dei colori luce e nasce dai 3 colori di base: rosso, verde e blu (Red, Green e Blue) sommati i tre colori danno il bianco, mentre quando sono completamente assenti il colore finale è il nero. Avendo i colori tradotti del logo lo potrai usare con sicurezza in tutte quelle applicazioni che prevedono un monitor: un cellulare, un video, una presentazione.

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Brand manual

Uno strumento molto utile per capire come il tuo logo dev’essere applicato è il brand manual, si tratta di un vero e proprio manuale con le linee guida dettagliate su come il logo dev’essere applicato sui vari strumenti di comunicazione. Questo manuale è fondamentale per permettere alle parti interessate (dipendenti, fornitori, partner, consulenti e collaboratori esterni) di poter usare in modo indipendente ma ugualmente corretto il logo in modo da preservare la tua identità.
Per cui quando darai il logo perché venga utilizzato ricordati sempre di accompagnarlo con il brand manual che può essere un file in .pdf da condividere con i diversi attori del progetto che stai sviluppando.

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Spero che questa piccola guida ti permetta di valutare quali sono le cose da chiedere quando ti approcci al cambio della tua identità aziendale. Se vuoi approfondire il discorso puoi scrivermi, sarò felice di risponderti. A presto!

  

Thanks to joao tzanno e link a unsplash

 

 

 

 

 

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Oggi approfondisco un altro punto importante per quanto riguarda gli elementi base del visual design. Anzi, voglio unirne due, perché entrambi servono a creare il giusto ordine di lettura nella comunicazione, sto parlando di equilibrio e dimensioni.

 

Iniziamo con le dimensioni.

Il punto di partenza è sempre lo stesso, devi avere ben chiaro il messaggio che vuoi comunicare. Dopo di che è necessario mettere gli elementi che comporranno il tuo design su diversi piani, dal più importante al meno importante, crea proprio una piramide mentale (o se preferisci disegnala).

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Faccio un piccolo esempio che magari diventa più chiaro.

Devi comunicare un evento, con una locandina, una pagina web o una pubblicità sul giornale, non importa, il supporto per il momento non ti interessa.

La prima domanda che devi porti è ‘qual è il messaggio, la cosa che deve saltare subito all’occhio?’

Ovviamente sarà il titolo (il nome dell’evento), la data e il luogo. Queste informazioni dovranno avere il ‘piano’ più alto nella tua comunicazione. A seguire ci sarà una breve e accattivante descrizione, per far capire meglio di cosa si tratta, eventuali immagini o grafica e per ultimo tutte le informazioni di contatto.

Ecco creata la tua gerarchia visiva! Ora puoi procedere a creare la tua comunicazione dando il giusto peso agli elementi.

È importante guidare l’occhio di chi guarda la tua comunicazione. Il primo modo per farlo sono le dimensioni degli elementi, più un titolo è grande più salterà all’occhio rispetto al resto. 

Pensa ad esempio ai manifesti che trovi per strada, magari ci passi di fianco in macchina, velocemente senza farci caso, basta una sola parola, un solo elemento che posizionato nel modo giusto e con le giuste caratteristiche attiri la tua attenzione e ti invogli a guardare anche il resto.

Nei libri è molto più facile creare la gerarchia visiva:

01 - titolo
02 - corpo del testo
03 - note

Ovviamente le dimensioni non bastano ci sono altre regole (colore, posizione, margini, font, contrasti) che insieme a questa ti aiutano a creare un design equilibrato, di facile lettura e impattante.

 

Ora parliamo di equilibrio

Essenziale, per un buon design, è il posizionamento di tutti gli elementi in modo da dare il giusto equilibrio visivo.

Bisogna invogliare la lettura, attirare l’attenzione. Ogni elemento deve essere posizionato con cura, gli ’spazi bianchi’ sono fondamentali per dare respiro al tuo impaginato, l’obbiettivo è non annoiare o confondere che legge.

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Come accennavo prima, gli elementi che devi tenere in considerazione per creare il giusto equilibrio tra gli elementi del tuo impaginato sono:

1. Il contrasto è presente quando due o più elementi sono differenti tra loro per una o più caratteristiche, in modo forte e marcato (può essere dato dal colore, dal tipo di font, da una texture, dalla forma o dalla dimensione).

2. Il colore esercita un forte impatto sulla comunicazione oltre all’aspetto visivo suscita emozioni differenti per l’osservatore, ogni colore ha anche un significato psicologico ed emotivo.

3. La tipografia è essenziale nello stabilire una buona gerarchia visiva, tra gli attributi più importanti si può selezionare il peso e lo stile, altre modifiche come il corsivo possono essere altrettanto importanti.

4. La spaziatura è fondamentale per una facile lettura, elementi vicini tra loro sono considerati parte di uno stesso gruppo, per dare maggiore risalto a un elemento ti sarà sufficiente aumentare lo spazio attorno ad esso. Questo consente all’elemento di “respirare”, creando una composizione elegante e ben equilibrata.

Per ottenere una comunicazione efficace ti basterà quindi seguire queste semplici regole, facile no?

La mia regola preferita è “il meno è più”, non aver paura degli spazi vuoti!

 

Se ti va, dai un’occhiata al nostro portfolio.

 

 

 

 

 

 

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Tutto è nato per caso, una sera, durante una cena, quando Marie Louise mi dice: 'ho un biglietto in più per il Freelancecamp di Roma, ti va di venire?'.
A pochi giorni di distanza mi ritrovo in una chat di gruppo dal nome 'Roma nun fa' la stupida' a organizzare la trasferta romana con le mie compagne di viaggio Elena Bobbola, Eugenia Brini, Tatiana Cazzaro e, ovviamente, Marie Louise Denti.

 

PERCHÉ HO DECISO DI PARTECIPARE.

Credo, innanzitutto, la volontà di sostenere le Slide Queen ai loro primi speech al Freelancecamp e poi senza dubbio la curiosità e la necessità di ascoltare altre esperienze, confrontarmi e fare networking. Ho pensato potesse offrirmi un punto di vista differente e darmi spunti per crescere professionalmente.

 

MA COS'È IL FREELANCECAMP?

Cito, direttamente dal sito, 'Il Freelancecamp è un barcamp dedicato alla realtà del lavoro indipendente. Nasce da un’idea di Miriam Bertoli, Gianluca Diegoli e Alessandra Farabegoli che dopo anni di lavoro freelance 'per scelta', riflettendo sulla propria esperienza e su quanto imparato da essa, hanno deciso di condividerlo con altri e coinvolgerli in un momento di auto-formazione collettiva'.
E ti pare poco?

 

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LA GIORNATA.

Tutto è avvenuto in maniera molto veloce. Sveglia, colazione, trasferimento alla location dell'evento [Opificio Romaeuropa], registrazione e ritiro del welcome kit.

Sono le 9:45.
Pronti, partenza, via...
Un programma fitto, un susseguirsi di speech a ritmo serrato, senza sosta [tranne che per il pranzo].
A proposito del pranzo, la newsletter ricevuta con il pass l'ho trovata molto simpatica e diceva:
Mangi con noi a pranzo?
Certo che resto con voi anche a pranzo!
No, voglio tirarmela un po'...

Sono le 14:45.
Si riprende con la sessione pomeridiana.

 

GLI SPEECH CHE HO APPREZZATO PARTICOLARMENTE. 

Premettendo che tutti gli interventi sono stati indubbiamente interessanti, alcuni più simpatici, altri più seriosi, e sicuramente tutti molto differenti tra loro, vorrei, di seguito, segnalare quelli che maggiormente hanno attratto la mia attenzione.

1.
'Scrivanie che lavorano con te' di Nadia Panato.
Come organizzare una scrivania produttiva, dove mettere cosa, come scegliere cosa tenere e cosa no, e magari dove trovare cancelleria bellissima [che non farà essere più produttivi, ma felici sicuramente si].

 

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2.
'Le slide come strumento di leadership' di Elena Bobbola e Marie Louise Denti [Slide Queen].
Nella comunicazione aziendale le presentazioni sono lo strumento più usato per presentarsi e comunicare, ma sono ultime in termini di risorsa [tempo/budget] dedicato.
'Presentarsi bene è una questione di leadership' e 'Perché l'abito fa il monaco' sono i due motti delleSlide Queen, che portano avanti la loro battaglia contro le slide brutte.

3.
'Oltre il rossetto c’è di più' di Chiara Manfrinato.
'Sono stata a lungo una freelance abbrutita' dice Chiara Manfrinato. 'Sono una freelance che lavora da casa e che quindi viveva nel mood tanto sto a casa tutto il giorno e non mi vede nessuno. Dalla tuta al pigiama, senza soluzione di continuità. Per caso sono entrata a far parte di un gruppo di Facebook che si chiama 'Non solo ciavatte' e ho capito di essere l'unica freelance abbrutita, ma di essere in ottima compagnia. Ho cominciato a prendermi cura di me e a truccarmi. Le cose sono migliorate, e anche il fatturato. Un caso?

4.
È il turno di Miriam Bertoli e qui, come ho scritto in un mio post di Instagram, l'attenzione è davvero alta.
Apre specificando che non parlerà di marketing ma che porta un contributo che ha messo sotto al cappello di 'finalmente altri consigli non richiesti per le mamme' [l'adoro!].
Il primo figlio l’ho avuto da dipendente, il secondo da freelance. Senza perdere clienti e tenendo ben sani i conti. Cose che hanno funzionato ed errori che non rifarei.
'Fare un figlio da freelance: cose che ho imparato' di Miriam Bertoli.

5.
'Il lato umano: personas oltre il target' di Tatiana Cazzaro.
'Oggi parlerò di personas, non voglio parlare di target.
È un termine che ho smesso di usare tanto tempo fa'. È così che Tatiana apre lo speech e prosegue spiegando che il motivo per cui l'ha fatto è perché quando si ha a che fare con clienti o potenziali clienti, si ha a che fare con delle persone in carne ed ossa e non con una categoria socio-demografica.
Al centro di una strategia ci sono le persone che si vogliono raggiungere, coinvolgere e poi convincere. Non ci sei tu, ci sono loro.

6.
'Come ho scalato la Fantomatica Scala della Libertà™️' di Giacomo Neri.
Giacomo lavora a un progetto che cerca di aiutare i freelance a stare meglio a 'fatturare di più e sbattersi di meno'.
Il suo speech prosegue nella spiegazione di come ha scalato questa fantomatica scala e di cosa è andato bene [e cosa è andato storto] negli anni in cui ha fatto questa evoluzione.

 

COSA MI HA DATO.

Sicuramente una buona dose di energia positiva che mi ha investita, quasi fosse palpabile.
La conoscenza di contesti differenti da quelli abitudinari ed ordinari.
Tanti contenuti e spunti interessanti. 
La reale possibilità di costruire relazioni e imparare cose reali. Di avere un confronto diretto, cosa fondamentale per la mia professionalità, ma anche una delle parti migliori di essa.

 

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LA CONCLUSIONE.

Insomma è davvero un'esperienza arricchente, non solo dal punto di vista professionale, ma anche personale, umano. E proprio per questo concludo ringraziando le mie compagne di viaggio e di avventura, ognuna delle quali mi ha insegnato qualcosa e senza le quali sicuramente la mia esperienza non sarebbe stata la stessa.

Quindi grazie a Elena [grintosa e dolce nel contempo, che trova il giusto 'sentiment' in ogni situazione], a Eugenia [citando parole sue 'una piacevole scoperta, ma della quale non dubitavo'], a Marie Louise [che non cambierei con nessun altra], a Tatiana [bravissima copywriter relazionale'... spettinata, sciocca ed entusiasta', ma altrettanto brava skincare consulent].

E grazie a Salvino per il 'Gattinara de 'Roma' e naturalmente... grazie Roma!

 

Le foto dell’edizione del Freelancecamp Roma 2018 sono di Marina Pavido, alcune immagini sono di Anna Agrusti e disponibili su Flickr.

 

 

 

 

 

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