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Nel mio precedente articolo ho parlato di storytelling e di strategia di social media marketing legata prevalentemente a Instagram. Vorrei proseguire questo percorso, legato a questo singolare social, affrontandolo passo per passo. Iniziamo?

Con circa 16 milioni di utenti attivi al mese in Italia e un engagement 10 volte superiore a quello di Facebook, Instagram si conferma uno dei social più in crescita del 2018. È un mondo con il proprio linguaggio e, ormai, è diventato fondamentale in una strategia di social media marketing.


L'inizio dell'avventura [l'Instaviaggio].

Una delle caratteristiche che ha reso [e rende tuttora] diverso Instagram dagli altri social è che è utilizzabile principalmente dal cellulare. È un’applicazione per smartphone e tablet e tutto comincia, banalmente, dal suo download gratuito. La tua prima azione necessaria sarà l’iscrizione. La procedura è molto semplice e snella. I migliori profili di Instagram hanno diverse cose in comune: un nome utente identificabile, un'immagine profilo riconoscibile, una descrizione [bio] intrigante, un link ad una pagina di destinazione attinente al profilo e, naturalmente, delle belle immagini. Ma procediamo per step [#step] e vediamo come personalizzare il profilo Instagram per renderlo interessante e spingere gli utenti a seguirci e ad interagire con noi.

#step1. Nome utente riconoscibile e ricercabile.

Fai in modo che il tuo nome utente sia semplice, riconoscibile e facilmente ricercabile. Questa regola vale anche per i profili business che dovranno essere coerenti con il nome del brand utilizzato per gli altri account/profili social e che dovranno rispecchiare esattamente il nome del brand o dell'azienda. Nel caso in cui il nome della tua attività fosse già 'occupato' da un altro utente, puoi creare un nuovo nome, l'importante è che la prima parte sia il nome del brand e che la seconda identifichi l’attività. In questo modo le persone che dovessero ricercare proprio l’attività oggetto dell’account, saranno più propense a seguire il tuo.

#step2. Profilo Pubblico [non Privato].

Nell’impostazione predefinita, il profilo Instagram verrà automaticamente impostato come pubblico, quindi chiunque potrà vedere il tuo profilo, i like alle tue foto e i messaggi. Se stai creando un profilo Instagram business è importante che tutti possano visualizzare la gallery, i messaggi e seguire il tuo brand.

#step3. La Foto Profilo [Business e no].

La foto del profilo è una delle prime cose che le persone vedono quando visitano il tuo profilo Instagram, ecco perché dovrebbe essere chiara, distintiva e inequivocabile e, in caso di brand, come per il nome, perfettamente in linea con gli altri account social. Solitamente per le aziende, la foto del profilo coincide con il logo aziendale.  Non dimenticare che l'anteprima di Instagram è rotonda. Per ottimizzarla il consiglio è caricare una foto quadrata con il logo al centro, posizionato in modo che gli angoli della foto possano essere tagliati senza comprometterlo.

#step4. Una Bio accattivante.

Oltre all'immagine del profilo, una delle prime cose che vedranno i 'visitatori' è la tua bio [ovvero la descrizione di te o della tua attività]. Hai a disposizione un massimo di 150 caratteri: usali bene per farti conoscere o per far conoscere ciò di cui ti occupi in modo da spingere l'utente a diventare un tuo follower. Un tocco di creatività non guasta!

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#step5. Il link nella tua Bio.

Instagram non è la piattaforma ideale per condividere dei link. Infatti [ahimè] è ammesso esclusivamente un link nello spazio ‘sito web’ della bio. Quindi, se aggiungi in questa casella il link al tuo sito web o al blog o ad una specifica campagna, è probabile che i tuoi visitatori clicchino su quel link. Un modo per coinvolgerli a farlo è aggiornando l’URL di frequente. Se, ad esempio, vuoi aumentare gli iscritti al tuo blog puoi cambiare il collegamento, pubblicando una foto che lo citi e ne descriva il contenuto. La notizia positiva è che puoi modificare l’URL sul tuo profilo tutte le volte che vuoi.

#step6. Abilita le Notifiche.

È importante interagire con i tuoi followers/visitatori in modo rapido! Controlla l’impostazione ‘Opzioni’ per assicurarti che le notifiche siano attivate, in modo da essere informato in tempo reale quando le persone condividono o commentano le tue foto. 

#step7. Foto di Qualità.

Quando le persone visitano il tuo profilo la prima cosa che faranno sarà scorrere le prime immagini del tuo feed, per decidere se vale la pena seguirti, oppure no. Le foto sono il cuore del tuo profilo Instagram. La qualità  sarà quindi un fattore determinante per convincerle. Un profilo Instagram pieno di immagini fighissime sarà un qualcosa che gli utenti non si dimenticheranno. 

Le regole per una piacente #instaphoto sono principalmente tre:
1. il soggetto deve essere interessante
2. il contesto originale
3. l'editing deve essere professionale

#regola1: Il Soggetto Interessante.

Prima cosa: pensa alla tua buyer persona e al tuo mercato di riferimento. È su di loro che devi ragionare per capire cosa possono trovare interessante in una foto.

Esempi:
Ferrarelle. Il mercato di riferimento di acqua Ferrarelle comprende bambini giocosi e felici, famiglie riunite che ricercano lo stare insieme, uno stile di vita sano e la natura, giovani che cercano il divertimento, l’amicizia, lo sport. Questo è esattamente ciò che si rispecchia nelle immagini pubblicate da acqua Ferrarelle.

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Oreo. Mette al centro il suo prodotto attraverso contenuti divertenti e altamente coinvolgenti. Spesso inseriscono anche frasi divertenti all’interno delle immagini e utilizzano dei background molto colorati e consistenti per far risaltare i loro post all’interno della piattaforma. Le foto divertenti sviluppano sempre engagement con gli utenti.

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#regola2: Il Contesto Originale.

Non preoccuparti, non devi diventare un fotografo professionista per rendere veramente uniche le tue foto su Instagram. Tutto quello che dovrai fare è prenderti il tempo necessario per fare pratica, migliorare i tuoi scatti, trovando le migliori prospettive e leggendo qualche post sulle best practice da utilizzare per rendere memorabili le tue immagini.

#regola3: L'Editing Professionale.

Che l'immagine sia stata scattata o importata ha poca importanza e, a meno che tu non sia un purista dello scatto naturale, è giunto il momento di apportare delle correzioni. Le operazioni di editing sono importanti per rimuovere alcuni difetti o anche solo per rendere l'immagine un po’ più accattivante per i tuoi follower. Non implica necessariamente che la fotodi partenza abbia qualcosa di 'sbagliato' e in ogni caso se alla base non c’è uno scatto ben realizzato, anche con l’editing non potrai fare miracoli. Su Instagram puoi sfruttare alcune funzionalità di editing di base, filtri e strumenti, sufficienti se hai poco tempo anche se a dire il vero negli ultimi aggiornamenti Instagram ha potenziato notevolmente le capacità.In ogni caso esistono applicazioni che ti permetteranno di modificare le foto in modo semplice, ottenendo buoni risultati.

#regoladiTessa: se non hai nulla di bello da pubblicare, non pubblicare nulla.

 

#step8. Gli Hashtag [#].

Non esiste Instagram senza hashtag. Gli hashtag non servono per ricevere più like, ma per assegnare una o più etichette alla tua immagine o al messaggio che vuoi condividere. Come utilizzarli? Bisogna essere specifici: gli hashtag devono essere pertinenti all’immagine stessa. Bisogna essere precisi: perché più persone lo utilizzano, maggiore sarà la possibilità che la tua foto venga vista. Bisogna essere sociali: utilizza hashtag che fanno parte di community. Inoltre devi sapere che il numero di hashtag che puoi inserire non è infinito, ma limitato a 30.

#step9. Pubblica Regolarmente.

Un profilo Instagram ottimizzato è un profilo attivo. Questo non significa che dovrai pubblicare più volte al giorno, ma almeno con una certa continuità e sicuramente quando ci sono i contenuti giusti per il tuo pubblico. Per questo può essere utile avere un piano editoriale e preparare delle 'immagini di scorta' per i momenti di bisogno, ad esempio per gli appuntamenti costanti nel corso dell’anno [le festività].

#step10. Quando Pubblicare.

Personalmente non credo molto nelle statistiche che suggeriscono giorni e orari specifici. Consiglio di sperimentare, in base alla tipologia di account e/o prodotto che desideri proporre per capire cosa e quando funziona meglio con il tuo pubblico.

E ora, cos'altro posso dirti? Tieni a mente che i risultati non arriveranno subito. Servirà costanza, pazienza e una buona dose di crestività. L'importante comunque è non scoraggiarsi e essere se stessi, ma con uno stile peculiare.

Non ti resta che metterti al lavoro e, come direbbe un instagramer... follow me!

 

 

 

 

 

 

 

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In una intervista recente, Gianluca Dettori, prima startupper di successo con Vitaminic e ora venture capitalist con D-pixel e Primomiglio, ha spiegato che “la ragione principale del fallimento delle start-up non risiede nell’idea che si rivela sbagliata o perché non trovano finanziamenti ma nell’atteggiamento del management team che non riesce a fare tutte le cose che pensava, non persevera e perde di entusiasmo oppure il più delle volte non pensa abbastanza in grande”.

Insomma, agli aspiranti imprenditori non mancano i fondi, non mancano le idee e le competenze specifiche. Manca la mentalità, ma nessuno la insegna.

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L’uomo è l’animale che ha la più alta motivazione sulla faccia della terra

Una storia molto antica
Facciamo un salto indietro di qualche migliaio di anni fa. Gli ominidi del Pleistocene furono vittime di un grande cambiamento climatico che ebbe come conseguenza una minor generazione di frutta, bacche, semi e radici, gli alimenti di cui si cibavano. Per sopravvivere, dovettero cambiare le loro abitudini. Pur non avendo la dentatura adatta, pur non essendo veloci e nemmeno forti, pur non avendo ancora armi adatte, decisero di cacciare. Il sistema che trovarono fu una particolare forma di caccia, detta persistente, cioè inseguivano la preda finché questa non crollava. Fu questo adattamento che modificò e sviluppò in loro alcune aree cerebrali, quelle della motivazione e della persistenza. Per mangiare e sopravvivere dovettero imparare ad avere pazienza e tenacia, più di quelle degli animali che stavano cacciando. Lo sviluppo del cervello che avvenne allora fa parte della nostra eredità attuale, è quello che oggi ci aiuta a mantenere la motivazione nel tempo.

Una storia molto attuale
Vogliamo pensare a un esempio più vicino a noi? Gli skyrunner, quegli sportivi che si sottopongono a fatiche enormi per partecipare alle corse in montagna, sono degli ottimi modelli di grande motivazione. Non guadagnano nulla da queste imprese, non diventano famosi, eppure fanno di tutto per poter arrivare in fondo a gare tremende come il Tor des Geants, per scalare nuove vette e andare oltre i loro limiti. Non c’è una remunerazione materiale che li anima, ma una grande passione, ovvero una grande motivazione.
Eppure siamo convinti che saper fare le cose sia più importante di avere la motivazione giusta per farle. Invece dovremmo prendere coscienza di quanto sono fondamentali le risorse mentali e motivazionali in tutto ciò che facciamo. Viviamo in un’epoca esponenziale. Di grande cambiamento. E proprio come gli uomini del Pleistocene dobbiamo adattarci.

 

Primo obiettivo: avere consapevolezza

Puoi essere un ingegnere da 100 con lode ma se non hai visione non sai quale percorso fare. Puoi avere in mano il miglior business plan del mondo ma se non hai la determinazione per portarlo avanti tutto crollerà come un castello di carta. Puoi aver ottenuto un milione di euro di finanziamento ma se non agirai nel modo giusto sprecherai solo una montagna di soldi. Puoi aver fra le mani il prodotto perfetto ma se non sei capace di fare un networking efficace per raggiungere i tuoi clienti resterà in magazzino.

Capire che la nostra crescita professionale e umana non dipende solo dalle nozioni che abbiamo incamerato con lo studio è il primo passo verso la consapevolezza, per poi allenare tutti quegli atteggiamenti comportamentali che ci aiutano ad arrivare dove noi vogliamo, in campo lavorativo ma non solo:

  • motivazione
  • visione
  • orientamento all’obiettivo
  • gestione dell’incertezza
  • azione
  • creatività
  • resilienza
  • networking

Nei prossimi mesi, su questo blog, cercheremo di spiegare cosa significano singolarmente questi atteggiamenti e come si possono sviluppare. Sarà un viaggio di scoperta e allenamento che saremo felici di fare con voi!

 

Vuoi scoprire di più su questi argomenti?
Visita il gruppo The Orange of Entrepreneurship su facebook e richiedi l’iscrizione.

 

 

 

 

 

 

 

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Ogni professione ha una parte di lavoro sporco: quello che quando lo porti in studio sai già che il reparto creativo alzerà gli occhi al cielo e inizierà a inveire contro tutte le divinità, in modo democratico, senza esclusione di credo. 
Ma cosa rende il lavoro sporco così divertente, ‘so funny’, beh nel nostro caso il nome. Sì, perché sulla falsa riga della Eva di Mark Twain, ed essendo un team tutto al femminile, noi diamo un nome a tutto, ma proprio a tutto. Ai nostri Mac, alla nostra mascotte, alle nostre [povere n.d.r.] piante e di conseguenza anche alla parte dirty del lavoro più bello del mondo. Il nostro. Il visual design.

 

Ma il nome? Ah sì, il nome. Ecco, il nome è P.I.G.

Che in realtà è un acronimo, ben riuscito, coniato dal nostro guru delle parole Filippo Loro e di cui noi ci siamo appropriate, bellamente. Se posso osare.

 

Ma che vuol dire PIG? Maiale. Beh, non proprio!

Il P.I.G. è un Pronto Intervento Grafico e del maiale ne condivide l’essenza intrinseca della produzione, come sostiene il vecchio adagio popolare, del maiale non si butta via niente e, sappiatelo, anche in un Pronto Intervento Grafico non si butta via niente.
Le risorse del team vanno tutte ottimizzate: i caffè, le pause pranzo e quelle sigaretta, le connessioni internet. I brief - il brainstorming - il debrief diventano una cosa sola. 

 

Il tempo si riduce. 

La tensione aumenta [a volte in modo proporzionale alla sudorazione e qui, iniziamo a cogliere altre assonanze tra pig/lavoro sporco/pronto intervento grafico]. Il nerd alert è dietro l’angolo. Insomma è uno sprint verso un obiettivo che non può essere bucato.

 

FUNNY P.I.G.

Il nostro ultimo P.I.G. è capitato per caso, un caso che suona un pò così: ‘Non conosci [per caso] qualcuno che può occuparsi delle mie slide?’ ‘Sì, noi.’ ‘Davvero? Allora a me servirebbero per il mio prossimo intervento, quello al Play Copy di sabato prossimo…’ 

 

BUUUUUUM… E P.I.G. SIA!

Ci sono stati i soliti convenevoli: redazione del preventivo e call per approfondire l’argomento. E poi? In questo caso si trattava di un cliente nuovo. Inaspettato.
Del tempo, o meglio, della mancanza di tempo in un P.I.G. abbiamo già parlato. In questo, di tempo utile, c’erano 3 giorni, cioè 24 ore. Dilatate a 36, sempre in 3 giorni, però. 

La ricerca.

Il secondo elemento di sfida, in questo caso, era la novità, non rispetto al lavoro, ma rispetto al cliente. Mi spiego meglio, di un cliente nuovo non conosciamo la grammatica visiva che utilizza nei suoi media, non sappiamo se è sempre coerente nelle sue comunicazioni e quanto sia consapevole delle sue scelte di visual design. 
Questi sono elementi che di solito riusciamo a comprendere solo dopo una serie di incontri, di questionari, di botta e risposta dove noi e il cliente ci ‘annusiamo’. 
In un Pronto Intervento Grafico tutto ciò non è possibile, per cui bisogna tenere dritte le antenne ed estrarre tutte le informazioni possibili da ciò che ci passa, non solo da quello che dice o scrive, ma anche da quello che non dice e che non scrive e soprattutto captare il senso delle parole che sceglie: se ne sceglie una rinuncia ad altre. Quindi quella parola, quel gesto, quella pausa hanno un significato. Quale? E come posso visualizzarlo? 
In più, come attività secondaria, bisogna setacciare tutto ciò che si trova online del e sul committente e analizzarne, dove possibile, le scelte formali e contenutistiche.

 

La flessibilità.

Il terzo elemento che un P.I.G. mette in gioco è la flessibilità. In Peperosa un progetto nuovo, una gara a invito, un lavoro non previsto non ferma il flusso quotidiano dello studio. Mai per un cliente nuovo trascuriamo quelli già acquisiti che sono il nostro punto di forza, quelli su cui possiamo contare per far diventare i nostri sogni nei cassetti dei programmi, con un’attenta pianificazione delle risorse.
Flessibilità dicevo, il nostro è uno studio piccolo ma nel corso degli anni abbiamo costruito una rete di professionisti di altissimo livello che attiviamo al momento e che ci permette di poter venire incontro a qualsiasi richiesta senza perdere in affidabilità, puntualità e qualità. Tà tà tà. 

 

MAGIC P.I.G.

Nonostante tutti questi elementi sfidanti il nostro ultimo P.I.G. è stato pazzesco. Miriam Bertoli, la committente, è stata super organizzata, precisa e assolutamente consapevole su ciò che voleva: il brief esatto e puntuale. Insomma, un lavoro oliato, senza sbavature.
Il team di lavoro ha funzionato fin da subito iniziando la giornata al mattino presto con un caffè e una macedonia di frutta fresca e finendola, 12 ore dopo, con birra e patatine. Il P.I.G. s’impossessa di tutti i buoni propositi. Anche quelli d’inizio anno. Ma non solo, la ciliegina sulla torta è stata che abbiamo disegnato una presentazione per un evento a cui ci eravamo iscritte come momento di formazione dello studio, il Play Copy a Bologna, appunto. Per cui alla fine abbiamo potuto godere appieno del risultato del nostro lavoro, della messa on air delle slide [con lo slide design di solito non ci capita mai! Purtroppo, aggiungo] e anche dello speech di Miriam. 

Come si dice? Una win-win situation. 

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Se anche tu hai bisogno di disegnare una presentazione che sia efficace e memorabile, contattami, ne parliamo assieme.

*Mentre stavo scrivendo questo post ho fatto un po’ di ricerca sui maiali [ebbene sì, sono una maledetta secchiona] e ho scoperto che il Primo di Marzo è il National Pig Day. Credo che da quest'anno, in studio, lo festeggeremo.

 

 

 

 

 

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